Intervista di un  webmagazine trentino all’Autorità Competente REACH – CLP della Provincia Autonoma di Trento 

 
FONTE: http://www.ladigetto.it/permalink/34798.html

Perché il «Reach» migliora la vita? – Di Nadia Clementi

Parliamo con il dott. Antonino Biondo delle sostanze chimiche che possono essere pericolose per la salute umana e l’ambiente

Nell’antichità all’uomo bastava poca energia: un po’ di legna per cucinare e riscaldarsi, un po’ di vento o un torrente per far girare il mulino e macinare il grano. Oggi, nel pieno della civiltà industriale, all’uomo sono necessarie enormi quantità di energia, che se non viene rifornita continuamente non permetterebbe il funzionamento di case, città, macchine e industrie.

Inoltre, il continuo aumento della popolazione fa si che il consumo di energia continui a crescere. Produrre e impiegare energia provoca però inquinamento e alterazione degli equilibri naturali dell’ambiente che ci circonda, anche se in misura diversa da fonte a fonte.
In un passato recente, per soddisfare il fabbisogno energetico si tendeva senz’altro a usare le fonti di energia meno costose e di uso più semplice, che erano in genere anche le più inquinanti. Oggi nella scelta di queste fonti si cerca invece di equilibrare gli aspetti economici (costi, disponibilità, ecc.) con gli effetti ambientali.
La politica ambientale aiuta a proteggere il capitale naturale dell’Europa, incoraggia le imprese a sviluppare un’economia verde e tutela la salute e il benessere dei cittadini europei.
L’Unione Europea (UE), attraverso il Regolamento del Parlamento europeo REACH(acronimo di registrazione, valutazione, autorizzazione e restrizione delle sostanze chimiche), migliora la conoscenza dei pericoli e dei rischi derivati da prodotti chimici in modo da assicurare un elevato livello di protezione della salute umana e dell’ambiente.
Dell’importanza della prevenzione e dell’inquinamento ne parliamo con il dott. Antonino Biondo nell’intervista di oggi.

 Chi è il dott. Antonino Biondo? 
Si laurea in medicina e chirurgia all’università di Padova nel 1983.
Medico volontario in Tanzania e poi in Guinea Konacry per un periodo di quattro anni.
Specializzato in igiene e medicina preventiva all’università di Ferrara nel 1989.
Master di Sanità Pubblica all’università di Leeds (Inghilterra).
Dirigente medico dell’Azienda sanitaria dal 1992, ha lavorato nel distretto della Bassa Valsugana e Tesino e al distretto di Trento.
Ha trascorso un periodo di quattro anni in comando presso l’assessorato provinciale alle politiche per la salute occupandosi di prevenzione e ricevendo dalla Giunta Provinciale l’incarico di referente esperto REACH presso il Coordinamento Interregionale della Prevenzione a Roma.
Si occupa dei controlli ufficiali sull’applicazione del REACH presso le aziende chimiche del Trentino e svolge anche attività di formazione sul regolamento REACH e sul regolamento CLP Classificazione, Etichettatura ed Imballaggiodelle sostanze e delle miscele.

Dott. Antonino Biondo, che cos’è il «Reach» e che obbiettivi di pone?
«La registrazione, valutazione, autorizzazione e restrizione delle sostanze chimiche detta REACH tende all’eliminazione delle sostanze particolarmente preoccupanti (Substances of Very Hhigh Concern SVHC) per la salute umana e per l’ambiente.
«Esse vengono inserite in una lista particolare per le quali l’utilizzo deve essere autorizzato dall’Agenzia europea delle sostanze chimiche (ECHA) che definisce puntualmente gli usi permessi e la scadenza temporale dell’autorizzazione.
«Gli obiettivi del REACH sono sintetizzati nell’incipit dell’introduzione al Regolamento che dovrebbe assicurare un elevato livello di protezione della salute umana e dell’ambiente. Tutela la libera circolazione delle sostanze (chimiche) in quanto tali o in quanto componenti di preparati e articoli essenziali per l’innovazione. Dovrebbe promuovere lo sviluppo di metodi alternativi per la valutazione dei pericoli che le sostanze comportano evitando le sperimentazioni e i test su animali.»

Qual è la situazione attuale dell’inquinamento in Europa?
«Un quadro della situazione ce lo possiamo fare esaminando i dati relativi ad una indagine del Fondo mondiale per la vita selvatica (WWF) pubblicata nel 2005.
«È stata rivelata la presenza di 72 prodotti chimici pericolosi nel sangue dei componenti di 13 famiglie (nonne, madri e bambini) provenienti da 12 paesi europei.
«I bambini mostravano un maggior numero di prodotti chimici nel sangue (59) rispetto alle madri (49) ed una concentrazione più elevata.
«Nel sangue è stata ricercata la presenza di 107 prodotti chimici persistenti, bioaccumulabili e interferenti endocrini in maggior parte presenti in beni di consumo ed uso giornalieri, prodotti tessili, elettronici, di plastica, cosmetici, etc.»

Quali sono le responsabilità ai sensi del «Reach» per tutti i settori e le aziende che trattano sostanze chimiche? 
«L’entrata in vigore del REACH ha costituito un cambio del paradigma di riferimento rispetto alla prima direttiva europea sulle sostanze chimiche del 1967, Dir. 67/548.
«Per la vecchia normativa, tutte le sostanze nuove dovevano essere notificate e potevano essere utilizzate sino a quando le autorità competenti (Ministero della salute; Istituto Superiore di sanità, etc.) non ne vietavano certi utilizzi per motivi di tutela della salute.
«Il REACH inverte l’onere della prova. Le 30.000 sostanze chimiche che, prima della sua entrata in vigore erano importate e/o prodotte sul territorio della comunità europea in quantità superiore ad una tonnellata annua non potranno più essere commercializzate e utilizzate.
«Tutto ciò fintanto che i produttori e gli importatori non avranno provato, per mezzo di dati anche sperimentali, un utilizzo sicuro delle sostanze. Questi dati sono obbligatori per la registrazione presso l’Agenzia Europea per le sostanze chimiche (ECHA). Se ciò non avviene, la sostanza non può né essere prodotta, né importata da paesi extra comunitari, quindi è fuori commercio.»

Quali sono gli obblighi che devono rispettare i produttori/utilizzatori?
«Il numero e il tipo di dati da fornire all’ ECHA aumentano di pari passo con l’aumentare del quantitativo annuo di sostanza prodotta/importata.
Per esempio chi produce/importa sostanze in quantità superiore a 1000 tonnellate annue deve registrarle entro tre anni.
«Chi produce/importa un quantitativo tra una e dieci tonnellate deve registrarle entro il 2018.
«Inoltre, in aggiunta ai dati da fornire all’ECHA per la registrazione per le sostanze e le miscele pericolose il produttore/importatore/utilizzatore professionale deve compilare e mettere a disposizione la Scheda Dati di Sicurezza (SDS), un documento che identifica i pericoli e fornisce le informazioni necessarie per diminuire il rischio per la salute dei lavoratori e i danni per l’ambiente.»

Come viene controllata l’esposizione ai prodotti chimici pericolosi sul luogo del lavoro?
«Per quanto riguarda il rischio chimico(sostanze cancerogene, mutagene e tossiche e amianto), la prevenzione e la tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro è regolamentata dal titolo IX del D. Lgs. 81/2008.
«La prevenzione efficace ed efficiente è, come in molti altri contesti, condizionata dalla disponibilità di informazioni pertinenti e complete sia per i lavoratori che per i datori di lavoro.
«Lo strumento principale, in questo caso è rappresentato proprio da un documento obbligatorio previsto dal REACH: la Scheda Dati di Sicurezza Estesa (SDS-Es) che fornisce al datore di lavoro tutte le informazioni sull’obbligo di adottare dispositivi di protezione individuale (guanti, maschere, respiratori, etc.) e specifici accorgimenti per ridurre i rischi alla salute per il lavoratore.

Quali sono le sostanze chimiche maggiormente pericolose per l’ambiente?
«Delle 30.000 sostanze esistenti che entro il 2018 debbono essere registrate all’agenzia europea (ECHA) un numero ragguardevole rientra in una categoria di sostanze denominateestremamente preoccupanti.
«Per queste, l’obiettivo è di sostituirle gradualmente con delle altre o con tecnologie nella misura in cui esse siano economicamente e tecnicamente sostenibili.»

Tra queste sono incluse:
o cancerogene, mutagene, tossiche per la riproduzione e interferenti endocrini (che hanno direttamente a che fare con gli esseri umani)
o le sostanze pericolose per l’ambiente classificate persistenti, bioaccumulabili e tossiche (sostanze PBT)
o molto persistenti e molto bioaccumulabili (very Persistent, very Bioaccumulative).

«Si tratta di sostanze nocive che l’ambiente non riesce a degradare facilmente e che penetrano nel suolo o si riversano nei corsi d’acqua alimentando pesci e animali che potrebbero diventare potenziali prodotti destinati al consumo umano.»

Quali sono gli oggetti di uso comune che possono contenere sostanze chimiche preoccupanti danneggiando la salute e l’ambiente?
«È opportuno chiarire che è inimmaginabile un mondo (occidentale) che possa rinunciare agli aspetti positivi del progresso scientifico e tecnologico (elettrodomestici, automobili, iphone, etc.)
«Quindi è saggio non farsi sopraffare da pensieri di ansia paranoica e desiderio di tornare al tempo delle caverne.
«Certo è bene leggere le avvertenze apposte su articoli di plastica, sulle confezioni/contenitori di sostanze e miscele di uso domestico (detergenti, solventi), prodotti di bigiotteria/gioielli.
«Per esempio giocattoli e articoli di puericultura, ottenuti con materiali polimerici tipo PVC plastificati con utilizzo di ftalati possono rilasciare sostanze tossiche.
«L’uso di queste sostanze è oggetto di restrizione nel senso che la percentuale in peso rispetto al resto del materiale, usato per produrre ad esempio un biberon, non deve superare lo 0,1%.
«Gioielli e bigiotteria possono contenere in misura minima nickel o cromo che sono dei sensibilizzanti.
«Altro prodotto di uso domestico, come l’idraulico liquido, usato per l’intasamento dello scarico dell’acqua, oltre a inquinare l’ambiente, porta a seri incidenti per chi non legge le avvertenze e le precauzioni d’uso.»

Quali sono le sostanze chimiche definite «interferenti endocrini» e perché causano danni al sistema endocrino (ghiandole che secernono ormoni) umano e animale?
«Alcune sostanze chimiche causano molteplici danni e sono definite interferenti endocrini, perché interferiscono con il sistema endocrino umano e animale (ghiandole che secernono ormoni che hanno un importante ruolo nella regolazione dei principali processi dell’organismo come la crescita, lo sviluppo e la riproduzione).
«Gli interferenti endocrini sono molto diffusi nell’ambiente, negli oggetti di uso quotidiano e negli alimenti.»

Si possono trovare in:
– Sostanze vegetali, come i fitoestrogeni, presenti anche in prodotti naturali come per esempio nella farina e nel latte di soia, ma presenti anche nei semi di lino, nel frumento.
– Alcuni farmaci: per esempio i Parabeni che si trovano nelle creme per la protezione solare, altre sostanze chimiche presenti nei contraccettivi, gli ftalati spesso usati nei pesticidi, i policlorobifenili utilizzati anche nella produzione di biberon.
– Alcuni pesticidi come Atrazina, Benomyl, Carbendazim, Lindano per i quali si è visto che le compagne di coloro che avevano utilizzato queste sostanze, lavoratori in aziende di produzioni agricole in serre e disinfestatori, presentavano un aumentato rischio di aborto.
– Prodotti derivanti dalla combustione della plastica,
– Sostanze di origine industriali, come plastificanti e ritardanti di fiamma contenuti in alcuni prodotti di uso comune.

«Gli interferenti endocrini, data la loro persistenza nell’ambiente e la capacità di legarsi con altre sostanze, possono provocare effetti rilevanti sulla salute umana.»

Quali:
– Compromissione della capacità riproduttiva,
– Alterazione del sistema immunitario,
– Malformazioni congenite nei neonati,
– Ritardo dello sviluppo neuro comportamentale,
– Ritardo dello sviluppo sessuale,
– Sviluppo di tumori endocrini (tiroide e ovaie)

Come ci tutela la legge dai pericoli connessi all’uso di sostanze chimiche?
«Il REACH ed il CLP, come tutti i Regolamenti Europei, sono leggi a cui i cittadini europei devono uniformarsi per evitare i pericoli connessi all’uso delle sostanze chimiche.
«Un ruolo specifico e operativo è definito dal Ministero della salute, delle Regioni e delle Province Autonome per la vigilanza ed i controlli sulla applicazione delle norme previste dai regolamenti da parte dei produttori, degli importatori, dagli utilizzatori delle sostanze e delle miscele.
«Questo si realizza con attuazione di piani annuali di controlli ufficiali presso le aziende chimiche, dogane, rivenditori anche con analisi di laboratorio dei prodotti e degli articoli (oggetti di uso quotidiano anche in ambito domestico).»

Come viene indicato il pericolo e con quali simboli è riconoscibile sulle etichette dei prodotti?
«La rappresentazione grafica del pericolo, le avvertenze, le informazioni supplementari sull’etichetta, le cosiddette frasi di rischio ed i consigli di prudenza sono aspetti che sono regolamentati e standardizzati dal regolamento europeo CLP del 2008.
«Il CLP ha anche cambiato le regole per la Classificazione, Etichettatura ed Imballaggio delle miscele pericolose precedentemente definite da una direttiva europea del 1999.
«Alcuni esempi che seguono indicano i pericoli per l’ambiente, il pericolo per tossicità nei confronti di organi bersaglio (cancerogeni per esempio), il pericolo generico per sostanze o miscele irritanti o sensibilizzanti, pericolo di corrosione per la pelle e per gli occhi, la tossicità acuta anche letale, il pericolo fisico costituito da sostanze/ miscele infiammabili.»

Quali sviluppi internazionali e nazionali sono collegati all’attuazione di una corretta gestione dei prodotti chimici? 
«Il REACH è stato definito come il più avanzato e complesso strumento legislativo europeo in materia di controllo, registrazione e valutazione delle sostanze chimiche che circolano all’interno dell’Unione Europea.
«Uno strumento che consente di raggiungere il punto di massimo equilibrio fra competitività e innovazione delle aziende da una parte, tutela della salute e dell’ambiente dall’altra.
«Con il REACH viene anche introdotto il principio di sostituzione che prevede per le sostanze ritenute più pericolose, circa 1.500, dei vincoli che vanno dalla loro scomparsa dal mercato alla loro autorizzazione per periodi ed utilizzi strettamente limitati con una spinta alla ricerca di sostanze non pericolose destinate allo stesso utilizzo.
«Questo approccio non può non riflettersi pesantemente a livello globale, basti pensare agli obblighi voluti dal REACH a cui debbono uniformarsi anche i produttori ed esportatori dei paesi emergenti, India, Cina, Brasile e USA se vogliono vendere i loro prodotti nel mercato europeo.»

Perché il «Reach» migliora la vita?
«L’assioma alla base del REACH è No data no market. In altre parole il concetto consiste nello stabilire l’impegno istituzionale dei governi nazionali dei paesi dell’Unione Europea, a una vigilanza per tutelare la salute dei cittadini e garantire la protezione dell’ambiente in cui viviamo.
Una vigilanza che da un lato non impedisce che i cittadini godano degli standard di comodità offerti dalla tecnologia e dalla scienza e che dall’altro impedisce l’utilizzo e la circolazione di sostanze chimiche pericolose, siano esse allo stato puro o diluite o incorporate in prodotti e articoli immessi sul mercato sia per utilizzi industriali che professionali o domestici.»

Nadia Clementi – n.clementi@ladigetto.i 
Dott. Antonino Biondo – Antonino.Biondo@apss.tn.it

Demattè Fabrizio

About Fabrizio Demattè

Consigliere dell'Ordine Trentino Alto Adige, delegato alla comunicazione, referente per la formazione, referente per il gruppo di lavoro REACH/CLP. Sito personale chimicodematte.wordpress.com.